Turismo 2025: una tempesta che non si placherà nel 2026
Il 2025 si sta rivelando un anno difficile per molte micro-imprese legate al turismo. In tanti guardano al 2026 come all’anno della ripresa, ma i dati – e l’analisi delle tendenze – raccontano una storia diversa: la speranza, pur essendo “l’ultima a morire”, oggi sembra avere poca voglia di vivere.
Un anno al di sotto delle aspettative
Se il 2025 ha deluso le previsioni, il 2026 rischia di essere ancora più complicato.
Per capire perché, bisogna tornare indietro di un anno: nel 2024, i viaggiatori americani hanno prenotato le vacanze 2025 con largo anticipo, come da loro abitudine. A fine gennaio 2025 è arrivato il calo economico, ma a quel punto molte prenotazioni erano già state confermate e pagate, approfittando di un cambio dollaro-euro favorevole.
Il risultato? Quest’anno gli americani sono venuti lo stesso in Italia, ma, trovandosi a destinazione con un dollaro svalutato del 15% rispetto all’euro, hanno ridotto sensibilmente la spesa in ristoranti, esperienze e shopping.
Calo di fatturato prima ancora che di presenze
Il 2025 non ha visto un crollo drastico delle presenze USA, ma ha subito un netto calo del fatturato legato ai servizi ancillari. In altre parole: meno cene nei ristoranti, meno esperienze a pagamento, meno acquisti di lusso e prodotti Made in Italy.
Il 2026 sarà peggiore: non ci sarà soltanto una contrazione della spesa, ma una vera e propria assenza di prenotazioni da parte dei mercati ad alto potere d’acquisto come USA, Russia e Israele.
Il mercato europeo non basta
Resterà il mercato europeo, che però non beneficia di vantaggi valutari, visto che l’euro è moneta comune.
In più, i viaggiatori europei, potendo spendere lo stesso budget, potrebbero decidere di visitare mete extraeuropee dove il loro potere di acquisto è maggiore. È lo stesso meccanismo che negli ultimi anni ha portato gli americani in Europa.
Un vuoto difficile da colmare
Nessun mercato potrà sostituire realmente quello americano, russo e israeliano. Non si tratta solo di potere di spesa, ma di mentalità:
- Gli americani cercano esperienze autentiche e di qualità.
- I russi amano il lusso e il Made in Italy.
- Gli israeliani hanno un’elevata propensione alla spesa in vacanza.
Mercati emergenti come quello asiatico o brasiliano possono contribuire a mantenere le presenze, ma difficilmente riusciranno a compensare il calo di fatturato.
Prepararsi alla tempesta
Il messaggio per chi lavora nel turismo è chiaro: non è il momento di fare investimenti rischiosi. È invece il momento di pianificare, ridurre i costi superflui e prepararsi a resistere.
La tempesta non si eviterà, ma si può affrontarla con lucidità e strategia, in attesa di un nuovo ciclo positivo.
